La pagina di Cuorerosso e Pittì

 

Ultimamente percepisco una viscerale necessità di fare qualcosa di grande. Tipo cambiare radicalmente vita. Ma lo so, lo so che lo penso solo perchè sono arrabbiata. Poi mi basta vedere un gatto che miagola e mi passa tutto. Ma perchè sono arrabbiata? E come potrei cambiare vita se non ne ho una? Se la mia esistenza è così poco definita, forse è tale perchè cambia di continuo, e quindi tentare una svolta radicale magari vorrebbe dire giungere a una vita già vissuta, e poi chissà che delusione. Ci sono tante cose che non vanno in me. Probabilmente rimarranno così per sempre. Prima o poi abbandonerò l'idea di cambiarmi. Mi viene soprattutto prima di dormire. Mi viene sempre lo stesso pensiero. Che mi stanno tutti sulle palle.

 
 

Chi abita in città è convinto che in provincia ci siano le mucche. O le montagne o il lago o chissà che. Non che faccia apposta, ma chi abita in città non riesce ad andare oltre ai suoi quattro ecomostri. Una mattina appena arrivata in università una mi fa ma nevica da te? A Milano c'era un sole splendente. Ah ma tu non abiti in provincia di Bergamo, in montagna? I milanesi associano Bergamo alla val brembana o alla val seriana, perchè ci vanno a fare una passeggiata o un paio di discese all'anno. Dio solo sa quanto non ci debbano distinguere con quelli delle valli, invece. E quanto, forse ancor di più, quelli delle valli non vogliano essere confusi con noi, che non siamo dei bergamaschi veri, ma dei bastardi più che altro. Non posso farne mistero, o questa mia sezione non avrebbe senso. Io abito a Treviglio, che è una terra di mezzo tra Milano, Bergamo, Lodi, e Brescia. Stanno tutte dai venti ai cinquanta chilometri. Se proprio vuoi strafare con un euro in più di benzina vai anche a Cremona. A Treviglio non ci sono montagne, anzi, credo di non aver mai visto un luogo più pianeggiante. E abbiamo un laghetto artificiale dove si narra che qualche anno fa un cagnolino venne sbranato da un pesce siluro in salto. Nel paese di fianco al nostro c'è il fiume, sta a cinque minuti in macchina e quindici in bicicletta ma è in provincia di milano, il loro dialetto è già molto diverso. Nel paese dopo ancora iniziano a mettere l'articolo davanti ai nomi propri. Io avevo un compagno che nelle ore di religione diceva il Gesù. Da lì in poi una serie di centri commerciali, motoforniture, multisala e ristoranti cinesi, fino a Milano. Ma quello lì non è più il mio mondo. Un trevigliese lo sa. Quasi nessuno di noi ha mai dovuto prendere un autobus per andare a scuola, perchè le abbiamo tutte, per esempio. A nessuno di noi è mai stato proibito di percorrere certe strade in favore di altre più sicure. Se sei di qui sai chi sono i pazzi e non ridi di loro ma li assecondi, sai che in quella casa abbandonata vive una comune di gatti, conosci i nomi di tutti quelli che scrivono sui muri come si fa in città. Sai che non trovi un mojito decente nemmeno se accendi un cero in chiesa, ma lo accendi lo stesso, perchè prima che tu lo facessi il mojito non era ancora arrivato nella nostra pianura confusa. Dove abito io c'è tutto, ma non c'è niente. Ci sono le domeniche noiose e i sabati sera senza meta, ci sono i sanpietrini delle vie del centro e le edicole con le madonne agli angoli delle strade. Avevo un compagno del liceo che andava vicino all'affresco della madonna e chiedeva l'Espresso. Lo faceva ridere da pazzi il fatto che si chiamassero come dove vendono i giornali. Da me a volte è molto deprimente, e altre volte è il luogo in cui vorrei vivere per sempre. Però lo so già che non ci vivrò per sempre. Anzi, dei giorni è come se vedessi il futuro, e nel mio futuro ci sono un sacco di posti incredibili, come il polo nord e l'argentina. Non è come quando si sogna, è come quando è questione di tempo. Noi abbiamo un campanile che ha mille anni, ma poi una storica ha detto no, ne ha novecento. E allora, si chiede la giunta, dobbiamo festeggiare o aspettiamo un secolo? A Treviglio non ci sono le mucche per strada, anche se io una volta ho viso un coniglio.

 
 

Questa mattina, appena sveglia, ho sentito un urlo agghiacciante provenire da chissà quale angolo del mondo. Inizialmente ho pensato che mia madre avesse trovato una cimice nei panni stesi. Questo infatti, generalmente, le causa reazioni spropositate e grida demoniache. Una volta ho trovato una cimice nell'insalata, in un bar. L'ho semplicemente spostata con la forchetta e non ho più mangiato per una settimana, ma niente scenate. Ad oggi, non mangio più insalata in giro, e frugo ossessivamente in quella che mi somministrano a casa, in cerca della cimice. La cimice, che animale. Il ragazzo di una mia amica è talmente terrorizzato dalle cimici che una volta ne ha incontrata una attaccata alla doccia e ha dovuto chiamare un suo vicino di casa per farsela, per favore, tirare via immediatamente. Mio padre le prende in mano e le fa giocare, invece. Comunica molto con gli animali, mio padre, e poco con le persone. Credo che gli animali avvertano questa sua predisposizione e gli si offrano fiduciosi. Avrebbe potuto fare l'ammaestratore di tigri, così io e mio fratello saremmo cresciuti al circo. Io avrei fatto la giocoliera e lui il lanciacoltelli. Io anche quella che fa le bolle e il clown part time. La vita ha infinite possibilità, per questo sarebbe bello non scegliere mai niente e lasciare che siano quelle a scegliere te. Ma non succede mai, vogliamo arrivare sempre prima noi, a costo di sbagliare. Come poi succede, matematicamente, sempre. L'urlo proveniva dai miei vicini di casa, che litigavano, furiosamente. Ho inforcato gli occhiali nel buio, e ho ascoltato. Senza occhiali non sento nemmeno, è una convinzione psicologica, niente di scientifico grazie a dio. Non c'era molto da sentire, urlavano senza dire niente. Non che poi mi interessasse il perchè del litigio. E' che il giorno dopo pasqua è così noioso e assolutamente innocuo, che mi domando perchè le persone debbano litigare. Forse perchè, nonostante tutto, è pur sempre un lunedì, e per abitudine il lunedì siamo di cattivo umore. Proprio ora che scrivo un disagio fortissimo mi sta assalendo, ma no, non mi arrabbierò. Le cimici all'inizio sono di un verde meraviglioso, poi si scuriscono, piano piano, e le ultime sono più piccole e marroni. Invecchiano e poi muoiono, nella tasca di un accappatoio, sopra un tovagliolo, in un paio di boxer. Muoiono stordite dall'odore dell'ammorbidente e come sono facili da ammazzare, allora. Producono un crac leggero, sotto le scarpe, quando periscono di morte violenta. Altre si addormentano da qualche parte. Altre ancora, forse, sono immortali. Vallo a conoscere, il mondo delle cimici. Sono talmente brutte che se fossero grandi come elefanti, dominerebbero il mondo.

 
Videopoker 03/21/2008
 

Io mi chiamo Nadia e qualche volta gioco al video poker. Al bar Vito,quello di fianco alla stazione. Non proprio di fianco. Di fronte di fianco. Perchè di fianco attaccata c'è la gastronomia Bresciani.Al videopoker metti cinquanta centesimi e poi giochi. Io lo chiamo videopoker,ma non c'è il poker dentro,c'è la slot mascin. Se escono tre angurie vinci dieci euro di consumazione se tre fragole venti,se tre monete cinquanta. Io una volta ho vinto dieci euro al video slot mascin e Vito non ci credeva perchè lui dice che queste sono porcate e non si vince mai. Allora quando che ho vinto la Lisa che era al tavolo a fumare una sigaretta ha urlato : vieni Vito, la Nadia gli è uscite tra angurie. Vito ha guardato bene che non si voleva proprio convincere. Poi Lisa gli ha detto amore certo che ha vinto. Perchè Vito e Lisa sono sposati e lei lo chiama amore invece lui la chiama raramente,quando è finita la carta degli scontrini. Allora Vito è andato nel retro e ha staccato un pezzo di cartone che dentro aveva i crodini e ha scritto : uscite tre angurie alla slot mascin. Vinti dieci euro consumazione. Se lo fan Nando coi cavalli,lo posso fare anche io con quello che c'ho,nè Nadia? Io quando gioco al videopoker sono seduta su uno sgabello comodo e ascolto i discorsi delle persone che vengono dentro a bere il bianchino o il caffè. L'altro giorno ne è entrato uno che si muoveva in modo un pò strano,come si muovono le femmine,ma era un maschio. E ha comprato un pacchetto di sigarette. Poi ha chiesto :li vendete i portasigarette in latta? Vito non aveva capito la domanda e gliela chiesto ancora. Cus'è? I portasigarette in latta. Ahhh,i portasigarette. E ha tirato fuori dal cassetto sotti il bancone una scatolina di carta con su una donna nuda. Una donna nuda che le si vedevano i capezzoli e anche più giù. E lui ha detto,no questo no,grazie non mi serve. Cercavo un altro prodotto. Arrivederla. Vito ha aspettato che usciva e poi ha chiesto a Lisa come mai non ci è piaciuto il portasigarette? E Lisa gli ha detto che non ci è piaciuto perchè è un gheisha. Un gheisha. E non gli piacciono le donne nude ma i maschi. Io lo so che si dice ghei perchè sono un pò ignorante nel parlare poichè penso in dialetto e mi tocca di parlare italiano per non fare proprio la figura della paesanotta,però non sono nata ieri e poi ghei si sente spesso ultimamente alla televisione e anche al tigì. Poverino Mentana l'hanno cacciato via.Perchè ci sono quelli del parlamento che dicono male dei ghei,anzi tutti vogliono dire qualcosa. Era appena andato via che è entrata la signora Carla col cane. Avete visto che culanda? La signora carla avrà anche i vestiti firmati e il collo di pelo di leopardo ma non ha la sensibilità.Con quella ci nasci altro che soldi. Loro vanno in giro tutti profumati a sculettare e sono una vergogna. E la cosa pià vergognosa è che lo scelgono. Non vogliono stare con le donne,scelgono di essere gay (lei lo sa anche scrivere forse). Una malattia? Almeno fossero malati,allora sì,sarebbero poverini,si potrebbe curare. Vito diceva sì che era d'accordo e gli ha messo anche più schiuma nel cappuccino e gli ha scaldato la brios. Poi dopo è uscita,doveva andare all'unes a ritirare il premio dei punti. Ha preso lo scaldasonno. Io al videopoker che non è poker che l'ho già detto ci gioco la sera,dopo al lavoro. Ora ci gioco di mattina perchè ho rotto il piede in ditta mentre spostavo un cartone e sono in malattia.Alla mattina c'è gente diversa,ci sono i ragazzi che prendono il treno, le signore eleganti e i ghei.La sera no,solo i vecchi che bevono qualcosa e fuori sempre quelle quattro barbe sui motorini che secondo me hanno la droga ma Vito non ci dice niente.Io la sera poi torno a casa e non c'è nessuno. Non c'è un marito e nessun bambino. Mi guardo passaparola e canale cinque e poi mi addormento,presto,verso le nove. Sono stanca per pensare. Però da quando ho il gesso un pò penso e ieri ho letto anche Donna Moderna. Stasera ho pensato alla signora Carla e ai ghei. Che lo scelgono. Io che ero sempre convinta che così si nasceva,bo. Sono confusa e mi facevo il bagno col piede fuori,meno male che è il destro che a sinistra c'è il muro. E ho pensato che quando gioco alla slot mascin la sera entra sempre una donna un pò più giovane di me con un cappotto azzurrino. Compra le sigarette. Le ms maild. e io la guardo perchè è proprio bella. Ha i capelli rossi,tinti perchè sono un pò neri in altro.Ma è bellissima comunque. Lascio sempre perdere il videopoker e mi fermo a guardarla,mi piace come cammina,anche se fa pochi passi,perchè poi prende la bici e va. Ha i guanti neri e adesso fa freddo in bici. Ho pensato che se mi guarisce il piede una sera la aspetto e la riaccompagno. A piedi. Perchè la macchina non ce l'ho neanche io.

 
Venerdì 03/21/2008
 

Realizzare un progetto non sarà mai bello quanto averlo pensato.

 
 

Non mi interessa di capire gli altri. Comunque, se per celia mi cimento nell'impresa, mi riesce sempre. Purtroppo. Spesso sarebbe meglio non capire. La capacità di capire gli altri è direttamente proporzionale alla capacità di capire se stessi? No. Anzi. In parte. Credo piuttosto che il tentare di capire se stessi, riuscendoci una volta su cento, aiuti a comprendere qualcosa di chi ci sta vicino. Le nostre manie sono le stesse di molti, anche se in ognuno hanno una manifestazione differente. Come le controindicazioni di certi farmaci. Quelli con le percentuali. tremolio molto frequente, broncospasmo abbastanza frequente, psicosi e manie depressive poco frequenti, suicidio, rarissimo. E però raro non esclude affatto che non vi siano stati casi. Ci fosse stato anche solo uno che si è impiccato dopo una tachipirina, ecco, non è da ignorare. Per esempio, io, quando sto male per qualcosa, dico che sto male per altro. Questo complica alcune situazioni: dichiarare di avere le placche in gola invece della peritonite potrebbe essere rischioso. Quando sto male per qualcosa e quel qualcosa non riguarda il mio stato di salute, io ritengo corretto raccontare un fatto a caso che magari mi fa anche male, ma a cui non penso o che non è la causa della mia escrementizia situazione, in quel momento. Sto sempre male quando vedo massacrare i cuccioli di foca, per esempio, ma quel giorno potrei essere stata tradita da qualcuno o avere qualche insormontabile dramma esistenziale. Esprimo il profondo disagio che avverto nell'immaginare Giuliano Ferrara nudo (ma anche solo Giuliano Ferrara), invece quel pomeriggio ho saputo qualcosa che mi ha fatto male davvero. Lo faccio così le persone possono dirmi: tutto qui? E custodisco il mio segreto come la cassaforte il rolex. Così quando mi capita di sentire qualcuno che si strugge perchè ha un sasso nella scarpa, capisco subito che quel sasso è l'alibi di una tragedia. Piccola o grande che sia. Ci sono tragedie oggettive? Sì e sono tremende. Ci sono tragedie soggettive? Sì, e sono tremende anche loro, solo meno plateali. In tutto questo c'è, credo, da parte mia, l'incapacità di parlare di me. O la pigrizia. Ultimamente comunque inizio, tra me e me, ad abbandonare l'ipotesi della pigrizia, che dichiaro colpevole da quando sono nata del mio non agire. Parte del mio non agire è dovuto all'incapacità di farlo, o alla mancanza di coraggio. Comunque risponderò che sono pigra fino alla morte. Anzi, forse sarò troppo pigra anche per morire.

 
 

Non mi capita spesso di avere tante cose da scrivere come stasera. Proprio per questo, probabilmente, non ne scriverò nessuna. Stimo molto, dico sul serio, quelle persone che sanno parlare di un qualunque argomento per almeno cinque minuti. Io non ce la faccio, nemmeno se me lo impongono. Per esempio, quando ad un esame o in un'interrogazione ti fanno una domanda, ti impongono di parlare di quello che ti hanno chiesto, se ne sai qualcosa. Ecco, anche lì, ho sempre fatto fatica. Partivo con kant e finivo a parlare di qualche guerra di successione, mi chiedevano l'Amleto sentenziavo sul Macbeth, mi ordinavano un'equazione, be, lì non ci provavo nemmeno. Una mattina al liceo si è suicidato un piccione. Lo giuro su quanto ho più caro, l'anello fluorescente che porto all'anulare, ho visto un piccione farla finita. Stava sul davanzale della finestra, ed io di fianco a lui, più che a lui, di fianco alla finestra, che stava sopra al calorifero. Ecco, vedete? Mi perdo. In ogni caso il piccione, ad un certo punto, si è lanciato dal bordo della finestra, ma si è visto subito che non era un lancio mirato al volo, quanto piuttosto alla morte. Non ho potuto fare a meno di alzarmi a guardare di sotto. Ho aperto la finestra. Sentivo una vocina fastidiosa come di insegnante di inglese che mi diceva di sedermi o chissà cosa, e l'ho visto, in cortile, a terra, morto. Il suicidio del piccione non mi è stato di alcun insegnamento, come avrebbe potuto? Solo più tardi ne ho fatto tesoro. Come tanti minuscoli, incredibili avvenimenti a cui ho assistito da quando ne ho memoria a oggi pomeriggio. Un mosaico di particolari insignificanti ma a me carissimi mi stanno portando ad essere quello che sono o che credo di star diventando. Da qualche mese infatti sono quasi convinta di esserci: è la mia ora, mi sto definendo. Percepisco che per alcuni aspetti è troppo tardi. Di mattina quando accendo il caffè penso che mi dispiace di non aver mai seguito una lezione di matematica, a scuola, dall'asilo alle superiori. Mi dispiace di averla dribblata così platealmente all'università. Insomma, matematica, addio. Pensavo la stessa cosa del disegno invece devo ricredermi. L'opera d'arte che compare sull'homepage di fianco alla foto mia e della mia collega è una mia creazione, si "Mele sull'albero: è primavera anche senza un cespuglio e quando c'è il sole, allora basta". Sono assolutamente convinta che quello che perdiamo da qualche parte, in qualche tempo, poi non lo ritroviamo più. Non tutto, magari, qualcosa. Le cose più importanti. Ma sono anche convinta che siamo ciò che siamo, soprattutto, grazie a quello che abbiamo deciso di evitare. Questo è il mio primo post e se mi investono domani anche l'ultimo forse, o per un certo periodo, dipende dai danni. Spero di essere stata chiara. Mi scoppiano le viscere dall'agitazione, perchè non mi era mai successo di dover essere. E' tutto così nuovo che non ci si crede. E' bello come quando incontri qualcuno che volevi proprio incontrare in quel momento, come quando aspetti babbonatale, come quando nella mela trovi il bruco e ti rendi conto che no, certe cose non sono leggenda.