Ci vediamo tra qualche giorno 08/23/2008
Un macello. 08/11/2008
L'ultima volta che sono stata a Lambrate, in piazzale Bottini c'era un buco, lì, attaccato alla stazione. Così mi sono chiesta cosa ci fosse in quel punto prima del niente e non me lo ricordo. Forse qualche lurido chiosco, o qualche bancarella cinese, forse una casa, che ne so. Forse un parcheggio per biciclette già allora invisibile e recintato. Non lo so, so solo che sono anni che passo di lì e non mi ricordo cosa ci fosse. Capita spesso di percorrere la stessa strada e di non vedere quasi nulla, è perchè si pensa ad altro, che tanto lì ci passeremo domani e tutti i giorni. Invece quando si passeggia per un posto mai visto e in cui forse non si ripasserà a breve teniamo sempre gli occhi spalancati, come se facendo il contrario perdessimo qualcosa di fondamentale. Chissà com'è perdersi nei propri pensieri in un posto in cui non si tornerà mai più. Attraversando il piazzale mi è salita una specie di malinconia, mista a stupore, mista a tristezza, mista insomma. Un cocktail micidiale di emozioni contrastanti in pochi secondi. Cose che segnano, soprattutto a chi non capitano quasi mai. Tipo a me, che non provo malinconia. Ma quando la provo sento una dolcissima amarezza, e mi si perdoni l'ossimoro alla harmony, chiaro. Tuttavia è proprio, esattamente, quello che mi capita nello stomaco. Penso che tra qualche mese finirò definitivamente l'unversità, e che da quella stazione molto probabilmente ci passerò ancora, ma in modo diverso. E così ripenso a tutte le volte in cui ho corso a perdifiato per prendere un treno che tornasse nella mia provincia, o tutte le mattine in cui ho snobbato l'armeria Buzzini, che pure vende cose tanto interessanti, tipo balestre di ultimissima generazione. E anche se sono scesa più spesso in centrale, io ho sempre amato Lambrate, perchè mi ricorda più i miei ambienti, perchè non mi opprime con tutto quel marmo inutile che sembra debba rovinarti addosso da un momento all'altro. E quei cazzo di leoni. E quel piazzale tremendo in cui tutti hanno qualcosa di strano, anche te che ci passi. Non so, mi viene il rimpianto di qualcosa di indefinito, eppure mi ricordo le noie dei treni in ritardo, del freddo delle attese, le macchinette che rubano gli euro. Ma è come se non ci fosse stato niente, è come se volessi che ricominciasse tutto da quando mi sono iscritta in università, per vedere se a riviverlo è bello uguale, o di più, o di meno. E certe volte mi sento quasi troppo giovane, vedendo certi esemplari parcheggiati sui libri per anni, e qualche volte invece quasi vecchia, perchè magari è venuto il momento di smetterla con questi libri su cui sono parcheggiata da anni. Gli anni dell'università sono stati una specie di regalo, se io potessi fare un regalo regalerei questa cosa degli anni dell'università. Anche se ci si sente molto soli dentro quelle quattro mura di stronzi che si credono grandi maestri, credo ne valga la pena. Credo che l'università in sè sia piuttosto un pretesto per evolversi un poco, se la si capisce, per stare da soli, per occupare tutto quel tempo come si preferisce, per girare con il proprio abbonamento e vedere cosa c'è qui, oppure là dietro. Per me è stato così, sono stati cinque anni o quasi di esplorazione, per cui lo studio, le aule, i dipartimenti sono stati soltanto una grigia ed inutile scusa. E anche quella gente, così tanta e sempre la stessa. E niente, provo molto affetto per questa mia malinconia e ci gioco ancora un paio d'ore, poi la mando via. Che tanto quando vuole torna lei. Un pezzo alla volta 08/09/2008
Se il mondo è così trash sono convinta che qualcuno lo decida giorno per giorno. Perchè nel trash siamo davvero un unico mondo, non è lo sport che ci unisce, è la monnezza. Per esempio, i fascicoli topo hobby&work che iniziano a comparire a grappoli, nelle pubblicità. Dico io, come si fa a spendere centinaia di euro per la storia delle moto Guzzi con annessi modellini? E' pazzesco, non può essere. Passino ancora gli spaghetti western, tipo, mio padre vorrebbe collezionarli tutti, ma cosa li colleziona a fare, che non ci va il lettore dvd da due anni. Siamo tutti così pigri e disinteressati che lo terremo lì, rotto, per un decennio almeno. Tanto a me i film piace vederli al pc, con le cuffiette. Non è che mi piaccia diciamo, non posso fare altrimenti. Uno trapana i muri, l'altra si lamenta, l'altro ancora urla al telefono che gli egiziani davanti ai phonecenter a confronto sono laringitomizzati. Comunque tra queste eccezionali raccolte che ci conducono dolcemente all'autunno ce n'è una dai nobili intenti, niente da dire: i grandi classici della letteratura. Sono rilegati in una specie di pelle umana o qualcosa così e non oso immaginare le traduzioni, ma almeno sono libri. Prima uscita doppia offerta (ma perchè è la prima eh), insomma, due libri al prezzo della metà di uno. E cosa mettono? Uno dei due è I promessi sposi, che ormai ce l'hanno anche i cani lupo al canile di fianco alla ciotola dell'acqua, perchè fa arredamento. E quell'altro, no dico, proprio con i promessi sposi, lì, nella stessa confezione, il Kamasutra. Partiamo dal presuppostio che già considerare il kamasutra un grande classico della lettaratura è discutibile. Ma poi, santo dio, proprio insieme al Manzoni? Non si ribalterà nella tomba giusto perchè è cenere da un po', e anche perchè in fondo lui, a dispetto di quanto tutti credessero, era uno avanti. Comunque è il concetto, è il concetto porca miseria. La seconda uscita cosa sarà? Piccole donne e il Capitale? Le operette morali e Paperinik? Ma ci sarà qualcuno che li colleziona e se n'è accorto? E poi, non bastano quelli dei quotidiani, già tanto difficili da evitare? Si chiamano collaterali, come gli effetti dei farmaci mica per caso secondo me. Io comunque non devo parlare che nel novantadue raccolsi l'intera collezione de I dinosauri, con tanto di brontosauro o t-rex montabile, una scapola alla volta, e fluorescente. Vogliono farci del male, e noi passiamo l'esistenza a chiederci cosa sia bello e cosa no, cosa sia da evitare come la morte e cosa da accogliere commossi a braccia aperte, come si accoglie un vecchio amico che non si vedeva da tanto tempo. A me comunque la collezione di garzantine complete mi ha sempre fatta sbroccare e anche ora la desidero con tutta me stessa. Io, per esempio, che non sono solita invidiare gli altri più del dovuto, invidio specialmente chi se ne intende, o almeno finge di intendersi di musica. Perchè la musica è sempre molto affascinante, la musica li batte tutti, è una certezza. Ti piace leggere sei un colto o un pedante, ti piace fare sport sei un fanatico, ti piace scrivere sei un illuso, ma se ti piace la musica, sei un figo. Per esempio, anche i ragazzini e quelle loro mode bizzarre sono sempre e da sempre collegate ad un certo tipo di musica, mica a dei libri o dei giornali o alla pesca con la mosca. E tutti girano con le cuffiette, e sono molto fortunati che abbiano inventato questi lettori mp3: hanno tutta la musica gratis che vogliono racchiusa in pochi centimetri. Lo trovo sconvolgente, come mia nonna il sushi. Non bisogna essere decrepiti per ricordarsi l'walkman o peggio il lettore cd portatile. Io ho sempre odiato il lettore cd portatile, anche se era più tecnnologico dell'walkman perchè non dovevi stare a farti le cassette. Ma gesù era grosso quanto un disco volante, non stava nella tasca di nessun pantalone che una persona normale potesse indossare. E così continuamente ci cambia il mondo sotto i piedi, perchè qualcuno è più sveglio di noi e si dà una mossa che se fossero tutti come me staremmo ancora con le lampade a olio. Anzi no, forse solo all'olio. E moltissimi ragazzini imparano a suonare la chitarra o il basso o la batteria e formano quegli inascoltabili gruppetti che seviziano tutti alla festa della scuola, per esempio, e chi suona lo conoscono tutti. Quello lì è il chitarrista di quelli là, e quello il bassista di quegli altri. Hai visto Claudia? Adesso sta con il batterista di quegli stronzi dei. Non so, mai nessuno che si inventi un bel gruppo di lettura o di scrittura, al liceo, invece che stare dietro a chitarrine, amplificatori e quant'altro. Come è ripetitivo il mondo nel suo evlversi perenne. Ah, se fossi appassionata di musica, potrei deliziare l'intero pianeta con l'ultimo album di, l'ultimo singolo dei. E quanti concerti, concerti come se piovesse. Credo che i miei preferiti siano quelli che ascoltano solo musica straniera perchè quella del bel paese fa cagare. Che poi magari è vero, ma almeno si capisce cosa dicono e comunque anche coi gruppi inglesi si capisce cosa dicono con un po' di attenzione, ma io ho sempre preferito i cantautori italiani a quelli stranieri, perchè ritrovo le mie vocali, le mie consonanti, la mia lingua fantastica che parliamo solo noi nell'universo e per questo ci tocca di impararne altre a scuola e poi non ne sappiamo mediamente nessuna, a meno che non ci mandino all'estero a calci nel culo o ci sposiamo qualche forestiero o forestiera. Certe volte è strano nascere in un posto e ci si chiede come mai poprio qui e non altrove. E non si ha nessuna risposta, come al solito. Tuttavia dando un'occhiata in giro, poteva andarci drammaticamente peggio. Se fossi nata in cina sarebbe stato un casino essere allergica alla soia. E poi sarei stata cinese e magari avrei indossato quei loro orendi jeans con i fiori. Secondo me, per esempio, Venditti è imbattibile nella sua pacchianaggine ed io lo amo follemente, più di John, più di Kurt, più di Bob. E ciao |









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