Kebab on sunday 09/28/2008
Questa sera ho preso un kebab. A me piace abbastanza il kebab. La prima volta che l'ho mangiato è stato lo stesso giorno in cui mi sono fatta la prima canna, e avevo molta fame. Prima avevo mangiato anche quattro duplo, me lo ricordo. Stasera al kebab c'era la bambina di quello del kebab. Era un po' che non ci andavo, l'ho tradito con l'ovest kebab,ma solo perchè mi stanno più simpatici. All'ovest kebab, che è il kebab vicino alla stazione ovest, vogliono emulare i fastfood americani e hanno messo i menu tutti luccicanti sopra il banconi e poi loro hanno un imbarazzante divisa con cappellino rosso. Solo uno in realtà, ma si vede che è una divisa. L'altro fa l'apprendista, usa la pinza e mette l'insalata, niente di più. Si capisce che è un subalterno. Stasera al kebab vicino al fosso c'era la bambina di quello del kebab, prima non ce l'aveva, adesso c'è, deve avere due anni. La moglie di quello del kebab sta dietro, in cucina, si vede solo il chador sbucare da una specie di finestrella che hanno, che sembra la bocca di un forno da pizza. Quella prima era la pizzeria elvis. Adesso elvis viene in snai a giocare i cavalli, anzi, le cavalle e dice giocami la cavalla dua o trea, o otta o quattra. Non so quale problema abbia elvis, ma così a occhio sembra qualcosa di grave e inguaribile. Da quello del kebab questa sera c'er una famiglia italiana, il bambino ha voluto il panino invece della piadina, ha dato un morso ed è caduto tutto. poi è arrivata la bambina di quello del kebab, da dietro, perchè si vede che preferisce stare con la mamma, oppure il padre non la vuole in mezzo ai piedi e ha paura che corra fuori dal negozio e vada sotto una macchina. Insomma, è arrivata brandendo le pinze per l'insalata e i pomodori, le stesse del subalterno dell'ovest kebab, che è un po' più speziato. Così ho guardato la bambina di quello del kebab e il bambino italiano che fissava incredulo il suo doner sul pavimento. E già che c'ero mi sono guardata allo specchio. E ho provato un sentimento strano per questa bambina, come una specie di invidia, ma anche meraviglia. Perchè deve essere incredibile crescere in un posto tanto lontano da dove vengono i tuoi genitori, che parlano ancora quella lingua là e hanno una bottega di kebab. E ho pensato che quando andrà a scuola qualche volta farà i compiti in cucina lì dietro, dove sta a desso con il cavallino a dondolo. Invidia e meraviglia perchè sarà tutto doppiamente nuovo e non ci sarà solo la scoperta di diventare grande, ma anche quella di diventarlo con un piede a treviglio e l'altro a casablanca e con i suoi parenti assan e mille altri nomi dopo il primo. Poi è arrivato un altro marocchino e questo aveva una felpa azzurra con scritto italia e anche se non c'entra niente ho provato a immaginare me e la mia famiglia quando ero piccola, a come saremmo stati se fossimo andati via da qui in un altro paese, che ne so, l'america, o il brasile, o l'australia. Mio fratello avrebbe comprato una felpa con scritto australia? Io avrei scritto il mio primo racconto mentre mia madre faceva la polenta il resto di quel mondo la ignorava? Sono felice per quello del kebab e spero che la sua bambina brandisca le sue pinze ancora per un po'. Che tanto poi fuori c'è un mondo che nemmeno si immagina Post title. 09/22/2008
Ultimamente inizio a rendermi conto che l'altro è fondamentale. L'altro è un concetto estremamente complesso da spiegare, almeno per me. Dunque, secondo me c'è la vita, che sono un sacco di cose. Sono svegliarsi, studiare o lavorare, fare la spesa, spendere i soldi, andare a votare, leggere i giornali, tutto. Cose normali. Ma non cose noiose necessariamente. Annovero in vita anche un mucchio di meraviglie come essere innamorati, andare al mare, Eppur mi son scordato di te di battisti, mangiare i mandarini senza semi, incontrare persone interessanti, vedere i posti e essere felici. Questa per me è la vita, e comprende anche tutti i suoi cambiamenti improvvisi o quello che ci sembrava impossibile e invece, e le mazzate sui coglioni a ciel sereno. Poi c'è altro. Altro è quello che ci rende coscienti e migliori. Sono le ragioni, più o meno. Ma non gli scopi, le ragioni, perchè si ragiona. Sono convinta che ci sia un sacco di gente che piaccia agli altri e magari guida una bella macchina o ha un lavoro invidiabilissimo o sa andare sullo skate come se camminasse, ma non ha l'altro. Perchè magari a loro non frega niente di saper andare sullo skate così bene, è successo. L'altro è la benzina dei mesi, se no quelli passano ma a pedali, e pedalare tutta la vita non so quanto convenga. Ovviamente l'altro èuna benzina che non inquina per niente e nessuno ci fa le guerre, perchè non è a barili. E' un carburante che si autoalimenta, una volta che la trovi non va mai via. Io sono convinta che ognuno esista per uno scopo, ma è qualcosa che non si può constatare e uno il suo scopo lo conosce solo se sa di averlo e sa di averlo solo se lo conosce. Per esempio, l'altro di un prete, non è quasi di sicuro la vocazione. Forse sono le bocce, o la pittura su tela. Secondo me certi non hanno altro, ma magari a loro va bene così. Spesso noi vogliamo che l'altro non esista, non ci venga a tormentare, e tentiamo di reprimerlo perchè preferiamo tentare di entrare al dottorato o fare gli stage alla mondadori. E l'altro è lì che ci aspetta, perchè prima o poi, se ce l'abbiamo, ci facciamo i conti. E se non ci facciamo i conti rimarrà sempre una specie di prurito, e quell'insofferenza è l'altro che puntualmente rifiutiamo. L'altro è un valore aggiunto e anche io cerco sempre di cacciare via il mio, perchè è faticoso, ma me lo sento. Chi non se lo sente non ce l'ha, chi non capisce cosa sto scrivendo non ce l'ha. Chi capisce invece sì e secondo me molti di voi sanno anche quale sia e sarebbero curiosi di vedere l'altro di tutte le persone che conoscono. Lapalissianamente l'altro è l'altro. Wake me up when september ends 09/15/2008
Ciao, faccio una fatica enorme a scrivere oggi. Ma mi hanno detto che è inutile avere un blog se poi lo si abbandona. Così scrivo, poi magari mi verrà voglia domani e domani l'altro e si ricomincerà come se nulla fosse stato. Io sono dell'idea che poche cose siano davvero inutili. Un sacco di gente dice ma tanto è inutile, è una cosa inutile, non serve. Essere inutili vuol dire non servire a nulla. Il problema è che io credo anche che poche cose siano davvero utili, ma non per questo inutili. Una persona che conoscevo mi diceva sempre che tutti sono utili, ma nessuno indispensabile. Bè, non sono d'accordo nemmeno con questa terza ipotesi. Allora questo è lo spirito con cui scrivo stamattina, sospeso. Quest'anno non avverto nemmeno l'autunno con tutti i suoi buoni propositi. Non ho ancora pensato di iscrivermi a un corso di kung fu per esempio, o di pittura a olio, e nemmeno di costruire la stazione meteo della hobby&work. Solitamente settembre per me è un mese di grandi entusiasmi. Mi rendo conto di tante cose che da un lato mi fanno soffrire, dall'altro mi riempiono di meraviglia, e si sa che quando c'è la meraviglia si può dire di aver vissuto felici. Insomma, mi capita che alcune cose per cui gioivo qualche tempo fa mi sono indifferenti, e mi capita di stare bene per altre, che sono meno, ma sono diverse. In questo momento non ho da gioire per nulla, per esempio, se non per questo cambiamento, che sembra essere una specie di evoluzione, per quanto terribile possa sembrare. Mi chiedo più che altro se io stia diventando un'adulta piena di amarezza oppure restando un'adolescente irrecuperabile e con la sindrome dei tredici anni. Solo che mi sembra di essermi costruita come un involucro di gomma attorno, per evitare certe sofferenze minime, giusto per dire a quello che mi succede, che mi rimbalza. Per questo di gomma e non di ferro, o di muro. Che a me quelle soluzioni drastiche lì non piacciono. Come lo abbatti poi un muro? E come spacchi il ferro? La gomma si scioglie, si buca con le unghie, e comunque isola dal freddo. La vedo rosa confetto. Mi piacerebbe sapere il colore delle gomme di tutti quelli che conosco, o la consistenza del muro, o la lega del metallo della loro armatura. Sarebbe più facile. Purtroppo però le difese sono invisibili, se no non funzionerebbero così bene. Mi rendo conto, e mi rode, che so benissimo quello che devo fare, ma sono una vigliacca di fondo, e così lascio passare del tempo, sempre conscia che non sto facendo quello che dovrei, perchè fare altrimenti sarebbe un peccato. Quella tesi patetica che devo scrivere è davvero l'ultimo dei miei problemi. Che cazzo me ne frega di Marc Augè. E so anche che quello sarebbe l'unico modo per stare meglio, per darmi entusiasmi molto settembrini, quelli che non ci sono più, per dire. Non so, adesso ci penso. Buona settimana. |








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