La pagina di Cuorerosso e Pittì

 

Non mi capita spesso di avere tante cose da scrivere come stasera. Proprio per questo, probabilmente, non ne scriverò nessuna. Stimo molto, dico sul serio, quelle persone che sanno parlare di un qualunque argomento per almeno cinque minuti. Io non ce la faccio, nemmeno se me lo impongono. Per esempio, quando ad un esame o in un'interrogazione ti fanno una domanda, ti impongono di parlare di quello che ti hanno chiesto, se ne sai qualcosa. Ecco, anche lì, ho sempre fatto fatica. Partivo con kant e finivo a parlare di qualche guerra di successione, mi chiedevano l'Amleto sentenziavo sul Macbeth, mi ordinavano un'equazione, be, lì non ci provavo nemmeno. Una mattina al liceo si è suicidato un piccione. Lo giuro su quanto ho più caro, l'anello fluorescente che porto all'anulare, ho visto un piccione farla finita. Stava sul davanzale della finestra, ed io di fianco a lui, più che a lui, di fianco alla finestra, che stava sopra al calorifero. Ecco, vedete? Mi perdo. In ogni caso il piccione, ad un certo punto, si è lanciato dal bordo della finestra, ma si è visto subito che non era un lancio mirato al volo, quanto piuttosto alla morte. Non ho potuto fare a meno di alzarmi a guardare di sotto. Ho aperto la finestra. Sentivo una vocina fastidiosa come di insegnante di inglese che mi diceva di sedermi o chissà cosa, e l'ho visto, in cortile, a terra, morto. Il suicidio del piccione non mi è stato di alcun insegnamento, come avrebbe potuto? Solo più tardi ne ho fatto tesoro. Come tanti minuscoli, incredibili avvenimenti a cui ho assistito da quando ne ho memoria a oggi pomeriggio. Un mosaico di particolari insignificanti ma a me carissimi mi stanno portando ad essere quello che sono o che credo di star diventando. Da qualche mese infatti sono quasi convinta di esserci: è la mia ora, mi sto definendo. Percepisco che per alcuni aspetti è troppo tardi. Di mattina quando accendo il caffè penso che mi dispiace di non aver mai seguito una lezione di matematica, a scuola, dall'asilo alle superiori. Mi dispiace di averla dribblata così platealmente all'università. Insomma, matematica, addio. Pensavo la stessa cosa del disegno invece devo ricredermi. L'opera d'arte che compare sull'homepage di fianco alla foto mia e della mia collega è una mia creazione, si "Mele sull'albero: è primavera anche senza un cespuglio e quando c'è il sole, allora basta". Sono assolutamente convinta che quello che perdiamo da qualche parte, in qualche tempo, poi non lo ritroviamo più. Non tutto, magari, qualcosa. Le cose più importanti. Ma sono anche convinta che siamo ciò che siamo, soprattutto, grazie a quello che abbiamo deciso di evitare. Questo è il mio primo post e se mi investono domani anche l'ultimo forse, o per un certo periodo, dipende dai danni. Spero di essere stata chiara. Mi scoppiano le viscere dall'agitazione, perchè non mi era mai successo di dover essere. E' tutto così nuovo che non ci si crede. E' bello come quando incontri qualcuno che volevi proprio incontrare in quel momento, come quando aspetti babbonatale, come quando nella mela trovi il bruco e ti rendi conto che no, certe cose non sono leggenda.

 


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