Ci salverà la carta 04/20/2008
Quando si inizia a soffrire, poi, non si smette più. C'è chi comincia presto, da bambino. Chi, in forma più classica, durante l'adolescenza. Chi da quasi adulto, chi da adulto, chi da vecchio, chi mai. No so quale sia l'opzione peggiore. Forse la sofferenza adolescenziale. Chi soffre molto lì rimane segnato tutta la sua stupida esistenza, asciugandosi il sudore freddo dalla fronte ancora a cinquant'anni perchè, grazie a dio, l'adolescenza è passata. Io non ho avuto un'adolescenza, non ho mai avuto nemmeno un brufolo. Non ho mai avuto fidanzatini. Non ho mai avuto screzi con la mia famiglia. Ero una personcina felice e consapevole di essere adolescente senza problemi, talvolta con qualche pensiero enormemente rivoluzionario tipo fuggire di casa e non tornare mai più, rincasare alle undici e dieci invece delle undici al sabato sera, leggere libri per adulti. Era vita, sul serio. Forse perchè quegli anni li ho trascorsi perennemente sui libri. In un modo o nell'altro. Studiando o leggendo per i fatti miei. Leggevo sempre, anche camminando. Se fossi stata capace l'avrei fatto anche in bicicletta. Il cinema ancora non mi interessava molto. In realtà non stravedo nemmeno ora per l film, ma mi è successo. Il caso ci porta spesso a fare maggiormente la cosa che ci importa di meno. I libri mi interessavano, perchè erano con me. Nella borsa, in tasca, in testa. Di notte sognavo i personaggi, le storie che stavo leggendo si fondevano tutte insieme in certe vicende a dir poco paranormali: Margherita Gautier se la faceva con Emma Bovary, l'innominato comprava shampoo da Bolledisapone, i Karamazov tenevano un karaoke. Erano sogni fantastici e appaganti. La mattina non riuscivo nemmeno a far colazione dalla testa che mi scoppiava di stranezze. Poi prendevo la bicicletta e andavo a scuola. Non sono mai arrivata in ritardo. La mia scuola era troppo vicina a casa. La mia sofferenza è iniziata più tardi, verso i diciotto anni, e, tra qualche mese, compio il mio sesto anno di sofferenza, e spero di farlo in grande stile, con una torta ai lamponi, la mia preferita. Adesso sono dentro una gabbia, e più tento di evadere, più questa mi si stringe addosso. Non so cosa potrebbe succedere se mi stritolasse. Forse non riuscirebbe nemmeno a farlo. Forse appena mi tocca davvero esplode e mi lascia in pace. Ma non so se sia bene rischiare o continuare con questa lenta agonia senza scopo. Così ho deciso di ributtarmi sulle letture e consumare le poche diottrie rimaste ai miei occhi miopi. Quando mi succede poi non capisco mai un cazzo. Tutti i discorsi mi sembrano incomprensibili. Sarebbe bello se potessimo vivere lì, nei libri. Soffrire tra le pagine, senza mai privacy. Con l'unica speranza che chi ci stia leggendo si stufi di noi e ci rimetta su una mensola, vicino a qualche simpaticone come, non so, il conte de Sade. CommentsLaura Mon, 21 Apr 2008 06:34:43 non vicino a De Sade ti prego!!però l'idea di poter essere "riposta" su una mensola mi solletica...chiudetemi e scagliatemi in fondo ad uno scaffale di libri noiosi per favoreeee!:)) pitti Mon, 21 Apr 2008 10:06:28 orsù identificati! Quale laura sei? Laura Tue, 22 Apr 2008 01:11:29 quale laura sono...come fare ad identificarmi...ilcantonotturno basta? pitti Tue, 22 Apr 2008 03:37:30 ah cavolo, non sei una laura qualunque, sei la Lau! La Lau Tue, 22 Apr 2008 05:36:29 ebbene si,sono io! Leave a Reply |








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