Onirismi parte 1 04/28/2008
Questa notte ho sognato di dover dare storia moderna, a Vicenza. Lo portavo da non frequentate, e la docente, che non avevo mai visto, era una vecchia ingioiellata. Ci ha distribuito i fogli e la rompicoglioni di fianco a me (questi non ti mollano nemmeno quando dormi) mi ha detto ma io non ti ho mai visto sai che non puoi dare lo scritto se sei una non frequentante? Così mi sono trascinata dalla docente e le ho chiesto: scusi io sono una non frequentante perchè lavoro sempre (e nel sogno sapevo di mentire, anche là ero non frequentante per la non voglia di frequentare), posso sostenere l'esame scritto comunque? E lei mi dice no, non potresti, ma in fondo non c'è nulla di male, quindi certo, cara, siediti. Così arrivano delle fotocopie, circa una decina, di somande sul mio banco e su quello degli altri, ma non sono esattamente domande, sono fotografie di ingressi di abitazioni sotto le quali dovrei scrivere chi ci abitava e quando. Non so niente, sono non frequentante. Quindi cerco di copiare la stronza di fianco a me, ma lei, al posto delle foto, ha dei pupazzi, come barbapapà, e scrive forsennatamente le proprie risposte. Dato che un esame come il mio riuscirebbero a darlo solo Augias o Alberto Angela, decido di riconsegnarlo ed esco. Ma appena fuori dall'aula sento che qualcuno mi rincorrere e allora inizio a scappare e corro come una matta, ma non mi manca il fiato e non ho l'asma, io corro come nuotano i pesci, come se fossi nata per quello. Attraverso un enorme ponte e sono a Venezia, in fondamenta di borgo, che è una strada in cui non c'è nulla, a parte una trattoria nascosta e lugubre ma degna di nota. E di solito lì non ci sono mai nemmeno le persone, è quella parte della città non ancora sommersa dalle macchine digitali. Nel sogno però la via è incredibilmente affollata, piena di tavolini che danno sul canale e ad uno di questi trovo seduta la mia compagna di liceo Giovanna. Incurante di chi forse ha smesso di darmi la caccia mi fermo e le dico ehi ciao Giovanna, come stai? Studi ancora a Padova? E lei mi dice no, studio a Cluny. E io, davvero? Certo. Ma studi ancora arabo e persiano? Certo, mi sto specializzando. Magnifico. E tu, mi chiede? Io ho quasi finito. E mentalmente penso a quando mi sono immatricolata, quanto tempo sia passato, quando dovrei finire sul serio. Poi me ne vado, saluto anche i suoi genitori, che erano lì. Non li avevo mai visti, lei non assomiglia a nessuno dei due noto. Poi giro l'angolo e scendo per una scala e mi ritrovo nell'upim che una volta c'era a Treviglio, buio e sporco, in una specie di sotterraneo antibombe. C'è la scala mobile dove da bambini salivamo perchè non ne avevamo mai vista una a parte lì, poi che fortunatamente nessuno ci portava in centri commerciali a trascorrere l'infanzia. E noi eravamo tutti Indiana Jones e l'upim era il regno misterioso da esplorare. Era magnifico l'upim. Comunque, scendo, e ad un certo punto sulle note della canzone del tempo delle mele inizio a scagliare uova da tutte le parti, in particolare contro il commesso delle bistecche. Poi inizio a lanciare banane, barattoli di pelati, salsa tartara. Il tutto al rallentatore, sulle note della canzone. Come se fossi nello spazio, come se fluttuassi più che altro. Poi mi sono svegliata e ce l'avevo tutto in mente. E' così raro che dovevo fermarlo, in qualche modo. CommentsLeave a Reply |








RSS Feed