Quando un amore va, meglio lasciarlo andare 04/30/2008
Tutti hanno un amore finito per cui stanno particolarmente male. Succede e basta, ed è indipendente da un sacco di questioni che si possono immaginare. E' davvero facilissimo minimizzare le pene d'amore altrui. Per questo quando capita a noi poi ci sentiamo totalmente abbandonati. Gli altri, secondo me, si vendicano. Io conosco uno che è stato insieme ad una ragazza per tre settimane ed è stato male circa, non so, tre o quattro anni. Favoloso. Quanta energia dentro quel cuore sofferente. Dovrebbero impiegare l'impeto delle sofferenze amorose per alimentare qualche forma di energia alternativa. Quando soffriamo ci attaccano una ventosa al petto e noi con quella ci riscaldiamo casa. Non sarebbe magnifico conferire una qualche utilità al proprio dolore, quando sembra così inutile? Sì, sarebbe magnifico. Se mi avessero attaccato qualche cavo, non so, quando è successo a me, avrei fatto del bene. Sarebbe bello che poi ognuno scegliesse a chi devolvere il frutto delle proprie sofferenze. Non so, anche agli ospedali va bene, se si è molto altruisti. Così quando salta la corrente non schiatta nessuno che si stia operando alle tonsille. Io la regalerei ad un asilo credo, oppure nella sede dell'università di via mercalli, che lì si gela perennemente. Una volta in via mercalli ho preso la tisi. In via mercalli se guardi bene nell'erba corrono i topi. Non ho saputo esprimere completamente il fuoco della mia sofferenza amorosa, quando è successo, così, una parte di quella sofferenza, è implosa, sì sì, proprio qui dentro, e si è sedimentata, scoppiata, da qualche parte, chissà su quali organi vitali. La parte che è fuoriuscita invece si è trasformata in tante cose: nuove amicizie, nuovi amori, un sacco di cose da scrivere, mille interessi per non sentire niente. A me non serve. Cosa può mai voler dire che uscire a divertirsi fa dimenticare? Cosa siamo, noi? Porcellini d'India? Quando si ama e non si è più riamati scoppieremmo di dolore finanche al polo nord, in mezzo ai ghiacci, e anzi, quei ghiacci ci ricorderebbero di quando avevamo messo qualcosa nel congelatore, o di quando avevi ordinato da bere, senza ghiaccio e senza limone. Da qualche giorno, dopo tanto tempo, sento che invece se ne va. Se ne va e forse non soffrirò più. Non riesco a provare solo sollievo. Dopo due anni era diventato come avere lo spazietto tra i denti o la erre che rotola. Quando se ne andrà come faccio? Avrò ancora energie? Marcirà quella forza implosa? Cosa mi rimarrà attaccato alle pareti dello stomaco? Pezzi di cadavere di storia sofferta, finita, sofferta, morta? Chi mi ridarà quel cane appeso alla giugulare? Riuscirò ad andare avanti, senza struggermi? CommentsLeave a Reply |








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