Post title. 09/22/2008
Ultimamente inizio a rendermi conto che l'altro è fondamentale. L'altro è un concetto estremamente complesso da spiegare, almeno per me. Dunque, secondo me c'è la vita, che sono un sacco di cose. Sono svegliarsi, studiare o lavorare, fare la spesa, spendere i soldi, andare a votare, leggere i giornali, tutto. Cose normali. Ma non cose noiose necessariamente. Annovero in vita anche un mucchio di meraviglie come essere innamorati, andare al mare, Eppur mi son scordato di te di battisti, mangiare i mandarini senza semi, incontrare persone interessanti, vedere i posti e essere felici. Questa per me è la vita, e comprende anche tutti i suoi cambiamenti improvvisi o quello che ci sembrava impossibile e invece, e le mazzate sui coglioni a ciel sereno. Poi c'è altro. Altro è quello che ci rende coscienti e migliori. Sono le ragioni, più o meno. Ma non gli scopi, le ragioni, perchè si ragiona. Sono convinta che ci sia un sacco di gente che piaccia agli altri e magari guida una bella macchina o ha un lavoro invidiabilissimo o sa andare sullo skate come se camminasse, ma non ha l'altro. Perchè magari a loro non frega niente di saper andare sullo skate così bene, è successo. L'altro è la benzina dei mesi, se no quelli passano ma a pedali, e pedalare tutta la vita non so quanto convenga. Ovviamente l'altro èuna benzina che non inquina per niente e nessuno ci fa le guerre, perchè non è a barili. E' un carburante che si autoalimenta, una volta che la trovi non va mai via. Io sono convinta che ognuno esista per uno scopo, ma è qualcosa che non si può constatare e uno il suo scopo lo conosce solo se sa di averlo e sa di averlo solo se lo conosce. Per esempio, l'altro di un prete, non è quasi di sicuro la vocazione. Forse sono le bocce, o la pittura su tela. Secondo me certi non hanno altro, ma magari a loro va bene così. Spesso noi vogliamo che l'altro non esista, non ci venga a tormentare, e tentiamo di reprimerlo perchè preferiamo tentare di entrare al dottorato o fare gli stage alla mondadori. E l'altro è lì che ci aspetta, perchè prima o poi, se ce l'abbiamo, ci facciamo i conti. E se non ci facciamo i conti rimarrà sempre una specie di prurito, e quell'insofferenza è l'altro che puntualmente rifiutiamo. L'altro è un valore aggiunto e anche io cerco sempre di cacciare via il mio, perchè è faticoso, ma me lo sento. Chi non se lo sente non ce l'ha, chi non capisce cosa sto scrivendo non ce l'ha. Chi capisce invece sì e secondo me molti di voi sanno anche quale sia e sarebbero curiosi di vedere l'altro di tutte le persone che conoscono. Lapalissianamente l'altro è l'altro. Commentse Mon, 22 Sep 2008 16:26:20 hola! cuorerosso Tue, 23 Sep 2008 01:36:18 "in un bellissimo racconto intitolato Il secondo racconto del cardinale affronta il problema del rapporto tra narratività ed identità, descrvendo la seguente situazione: c’è una signora che chiede al cardinale: "Ma tu chi sei?", e a questa domanda "chi sei?" il cardinale risponde: "Risponderò con una regola classica: racconterò una storia". Questo tipo di domande richiedono l’identificazione di una persona, l’individuazione di essa colta in tutta la sua irripetibilità, ossia nella irripetibile esistenza che ciascuno di noi ha, e c'è una sola domanda capace di far riemergere questa esistenza in tutta la sua irripetibilità: "Chi sei?" Perché se io chiedo: "cosa sei?" ebbene, allora posso rispondere accennando a una mia qualità, al mestiere che svolgo, a una mia appartenenza culturale, alla mia natura biologica, la mia specie di appartenenza... ma il "chi sei?" ha una sola risposta intesa come risposta verbale che può rendere il suo contenuto dotato di senso. Risposta che si dà nel discorso e che è appunto la narrazione, il raccontare una storia. In questo caso è ovviamente la storia di una vita" ( da un'intervista ad Adriana Cavarero) sticla Tue, 07 Oct 2008 12:47:54 Che bello leggervi tutte e due!!! jeanette Thu, 09 Oct 2008 09:36:36 concordo con sticla, ma sono anni ormai che lo ripeto Leave a Reply |








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