Ciao 11/04/2008
Quando ero piccola sentivo alcuni grandi dire che crescere è dura, perchè solo quando si prendono le responsabilità succede. Io già preparavo la cartella e andavo a comprare il latte. Prendevo anche la posta direttamente dalla cassetta, senza la chiave, con le mie dita lunghe e magrissime. Allora facevano paura, perchè io ero paffuta. Sembravano le zampe di una salamadra. Insomma, io già mi sentivo piuttosto responsabile, quantomeno utile. Da piccola mi sentivo spesso decisamente utile. Crescendo poi è stato il contrario. Ora sono convinta che l'utile non mi interessa nemmeno un po', l'ho studiato in economia e mi basta. Tra l'altro ancora non ho capito cosa sia la quota d'ammortamento. Ma ho finito gli esami, l'universita mi sta sfornando senza che conosca concetti fondamentali. Cosa si intende per onestà intellettuale? Come si forma un tetrametro trocaico? Cos'ha di tanto interessante la sintassi generativa? Non lo so. Insomma, crescendo ho capito che essere utile non mi interessava nemmeno un po'. E poi ho capito che non tutti i grandi dicono cazzate, ma un buon numero sì. Crescere non si sta rivelando prendersi responsabilità, o meglio, a me questa sembra la parte più interessante. Mi sento fiera come quando mi hanno dato le chiavi di casa, che nemmeno mi servivano, perchè da me c'era sempre qualcuno. Comunque io le teveo sempre in tasca molto orgogliosa e ogni tanto le guardavo. Erano tutte di colori diversi, quella della cantina viola. Ma io la cantina non l'ho mai aperta, perchè ho sempre avuto paura della cantina. Ancora oggi non passo mai dalla cantina. Preferisco farmi un giro tra i gatti randagi e la cabina telefonica investita. Non sarà il massimo della gioia, ma è sempre meglio della paura. Credo che crescere sia vedere che tutto non è esattamente come ci sembrava. Ma per questo nons erve essere responsabili o utili. Serve essere critici e non lo sono molte persone. Essere critici è molto doloroso, come avere sempre una spina infilzata nell'indice. Ma porta i suoi frutti. non la spina, vedere le cose. Più passano gli anni più mi rendo conto che ho sempre visto tutto troppo bello, e dire che mi accusavano di pessimismo. Quello era niente, erano fiori a confronto. Credo che l'importante sia non abbandonarsi allo sconforto e, per quanto possibile, praticare la religione della tolleranza. Che quella è utile, altro che. Io vorrei che tutti facessero questo lavoro di aprire gli occhi e svegliarsi. Perchè lo faccio io, quindi anche gli altri devono soffrire. Alcuni non lo fanno mai. Io non oso immaginare come sarebbe tendersi conto di tutto in una volta sola. Mi impiccherei. Per questo mi suicido un po' quotidianamente, per mitridizzarmi insomma. E più mi microsuicido più mi rigenero, come la fenice. Quella però muore di suo, non se le va a cercare. Infatti non esiste. Che sofferenza che non esista la fenice. Ma è così, bisogna prenderne atto e andare avanti. Per questo il piccolo principe mi ha sempre irritata. Se un cappello è un cappello non è un boa che mangia l'elefante, è un cappello. Il piccolo principe mi faceva girare le balle già a sette anni. E la volpe che aspetti. Meno male che c'era il lampionaio, quello era utile. Perchè qualcuno di utile alla fine ci vuole per forza. Ciao CommentsLeave a Reply |








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