Istantanea 06/09/2008
Il pallido sole di questa mattina mi invita a sospettare che entro sera pioverà. Che strano. A me non interessa se piove o c'è il sole, mi preoccupo piuttosto di quanto piova e di quanto sole ci sia. Il mio versante animale odia gli imprevisti di questo genere: venti gradi a gennaio, neve a pasqua, un mese di pioggia in primavera, e via dicendo. Il mio versante animale è quello che soffre e perde i capelli in autunno. Il mio versante animale è quello vero. Ho faticato abbastanza ad accettarlo, all'inizio credevo fosse una me involuta. Non mi rendevo conto che stavo rinnegando qualcosa che adesso mi sforzo di salvaguardare. I versanti animali sono in via d'estinzione e un sacco di omicidi sono premeditati, soprattutto quando si parla di raptus o amnesia. E così la primavera è gocciolata via come la patina bianca di ghiaccio quando si scongelano le bistecche. E tra poco sarà estate. Tra poco, tra dieci giorni o poco più. L'estate è ciò a cui il mio versante animale tende maggiormente, anche se è poi solito avere nostalgia dell'inverno, che in realtà non gli piace. Dev'esserci qualcosa che non va anche in lui, si spiegherebbero molte cose delle me (in)civile. Forse il prossimo inverno mi sarà indifferente, ma l'estate? Come sarà l'estate? L'estate sarà molle e ripetitiva, sarà uscire tardi per evitare il caldo, sarà sperare che piova come fa da un mese, sarà sentire le lamentele dei telegiornali che riciclano i servizi e le macchine sono ancora centoventisette. A parte il sole, quest'estate, ha quanto di più estivo possa aspettarmi. Le olimpiadi, per esempio, lo sono molto. Nel novantadue io e mio fratello stavamo guardando i cento metri. Io gli ho detto, secondo me vince la numero tre. E lui mi ha risposto, secondo me vincono tutte le altre. Io quasi piangevo, perchè mi aveva ingannato. Eppure è stata proprio la tre a tagliare il traguardo per prima, così ho capito che anche le imprese che ci sembrano più insensate e impossibili possono vedere la luce. L'autunno saranno foglie gialle e qualcuna rossa, ma mai rosse come quella che ho visto quell'autunno. La più rossa è stata solo per te. Noie 06/01/2008
Chissà se esistono vite noiose. Forse esiste la noia. Io fin da piccola tendo a fingere di annoiarmi in alcune situazioni per cui risulta quasi bon ton. In verità non mi annoio mai, anzi. Mi capita di sentire che devo andare via, come a lezione all'università. Ma quella non è noia, è sacrosanta necessità di evasione. E così evado e vi saluto tutti. Tra poco l'università sarà finita per sempre e dio (o chi per lui) solo sa se potrò ancora fuggire da dove mi rinchiuderanno. Sono quasi sicura di no, ma non si sa mai. E comunque dipende, ci sono gabbie in cui rimarrei per sempre e per stasera ho deciso che non penserò male. La noia degli altri mi mette a disagio, molto. Soprattutto quando crea inquietudine, perchè certi quando si annoiano vorrebbero sbattere di qua e di là come succede quando si va negli ipermercati oppure come le mosche sui vetri. Intervenire è inutile, sono posseduti. La noia non mi possiede, anzi, a volte credo di possederla io in persona o forse addirittura di essere la noia. Proprio per questo forse non mi annoio. Comunque anche Jovanotti aveva il mio stesso problema qualche anno fa. Va be che con le malattie rare non c'è da scherzare, ti lasciano sempre da solo, l'ho sentito a Unomattina e poi raccolgono dei fondi una volta l'anno, ma pare serva a poco. Ma cos'è la noia? E' un sentimento o una sensazione? Chi l'ha inventata? Perchè alcuni si annoiano? E' fisiologica o meremente mentale? Chi si annoia è più intelligente di chi no? E il contrario? Io non mi annoio perchè penso continuamente a quello che potrei fare e non faccio. Se facessi tutto quello che penso sarei dio e allora molte persone mi stimerebbero. Io passo ore a pensare di fare cose che non farò e quando piove il doppio. Se la luce è troppo bianca però prefrisco chiudere gli occhi e non pensare a niente. Lascio che qualche motivetto mi trapani ossessivamente il cervello, lascio che il tempo mi scivoli addosso e non mi sento in colpa. E lo faccio anche con il sole, senza sentirmi in colpa. Immagino senza vivere ed è come se vivessi, anzi, di fatto, probabilmente vivo. E poi tutto viene da sè. Quando imparerò ad agire sarà perfetto. Non manca molto; intanto penso un po' a cosa succederà. Reumatismo emozionale 05/25/2008
Ieri pomeriggio sono andata un po' al parco a modellare il pongo. L'ho preso alla lidl, non vale niente. lascia tutto il colore sulle mani, è robaccia. In più manca il nero. Ho mandato un curriculum alla lidl, per spostare le casse di arance e impilare i biscotti e i cartoni di succo di frutta. Mi hanno risposto dopo un anno, mi hanno detto che non ho i requisiti che cercano per questo tipo di lavoro. Me l'avevano detto di scrivere che mi piace stare tra la gente e fare casino e ballare un cifro e andare alle feste. Oltre a precisare che ho un diploma di licenza media. Me l'ha scritto Flavia Leoni, chissà chi è. Sicuramente una con una miriade di requisiti di questo genere. Le ho risposto che mi dispiace molto e che comprendo la diffidenza nei confronti di una che ama la letteratura greca, il film d'essai del mercoledì e arrampicarmi sulle giostre dei bambini. Al parco c'era una grande umidità e non solo lì. L'anno scorso è stato peggio però. A giugno era come stare in qualche foresta tropicale. Non ci sono stata perchè morirei dopo un quarto d'ora, ma me lo immagino così. Un caldo bestia e la pelle che suda senza che ci si muova, le palpebre che si incollano e un sacco di pessimismo. Al parco alcuni andavano in skate, ma quasi nessuno. Gli altri stavano divisi in due gruppi: uno sul castello che sovrasta le altalene, l'altro su una panchina poco distante. Poi una ragazza giovane con la felpa rossa ha detto porco dio e poi dio cane. Allora un ragazzino è andato lì e lei le ha detto ma vaffanculo crepa chi cazzo ti conosce, coglione. Lui è andato via, ha urlato Baro Baro scendi dal motorino. Baro ha sganciato il casco ed è sceso, poi ha acceso una sigaretta. Sullo skate quegli altri provavano e riprovavano all'infinito comunicandosi qualcosa di tanto in tanto. Il pongo si incollava alle mani, lasciava una specie di olio e dopo un po' queste erano variopinte e della stessa consistenza della plastilina. Ieri al parco avevo le mani di pongo. Avere quindici anni è un casino, quando non ce la si fa. Alcuni non se ne accorgono nemmeno invece. Come me, io ho avuto un'adolescenza indolore e inconsapevole. Quasi direi felice, ma probabilmente me la sono scordata. Il parco sa di merda di cane e con l'umidità il doppio e poi anche di pino. E' passata un'ape e subito dopo un cane lupo al guinzaglio di un tizio che mi sembrava di avere già visto. Accanto a loro camminava un bambino con la maglia di Kakà. Poi alla fine l'ho risconosciuto, era Vito, quello che aveva il bar fuori dalla stazione. Se vedi che si bagnano i vetri, chiamami 05/18/2008
[...] Più sordo e più fioco Di biciclette e skatepark 05/13/2008
![]() So che a chi legge non importa un bel niente, ma chi è del borgo può capirmi, e lo fa. Ieri a Treviglio sono comparse come per magia (sono comparse per i miei occhi miopi, probabilmente esistono già da mesi) due attrazioni inimmaginabili: uno skatepark in zona nord, e delle biciclette arancioni, ma arancioni forte, posizionate in diverse zone della città, accertate la piazza e la stazione centrale. In pratica ti prendi una chiavetta a un tot di euro, che credo sia una caparra o che ne so, e poi se hai bisogno di una bicicletta la stacchi dal suo parcheggio, e te ne vai. Manco abitassimo che ne so, a Londra o a Berlino. Da noi se uno rimane a piedi, va a piedi. E' tutto così noiosamente raggiungibile. Comunque ogni innovazione va accolta con grandissimo gaudio, perchè qui cambieranno sì e no due o tre cose ogni dieci anni. Ed è anche un'incredibile coincidenza. La settimana scorsa a Parigi ho visto queste biciclette uguali per tutti in giro per la città, in qualunque quartiere, davvero. Non arancio, quelle sono grige. Ma il principio è lo stesso, solo che al poto di una chiave usano l'abbonamento ai mezzi pubblici. Lo passano su un sensore del parcheggio. Ne sono rimasta assolutamente meravigliata, perchè tendo a stupirmi e ad entusiasmarmi per tutto, anche se non lo dò a vedere e comunque dura ben poco. Secondo me nessuno userà queste biciclette arancioni. Primo perchè tutti qui abbiamo almeno due biciclette a testa, secondo perchè la gente mormora. Sento già le vecchie al bar di via Cesare Battisti che diranno ho est Gino con la bicicleta del cumù (leggete le u come se avessero quei due puntini sopra, che non so come si chiamino perchè non sono una persona colta). Però se le rubano sono riconoscibili, anche a dipingerle di un colore più sobrio, hanno una forma davvero sui generis. Per non parlare del cestino, che è praticamente una porta da calcetto rovesciata. Ieri la gente era tutta lì davanti a guardarle, io credevo fosse uno shuttle messo lì dall'associazione astronomi trevigliesi. Lo skate park è una superficie con qualche dislivello (dette rampe) per chi skata, ossia va sullo skateboard, oppure sui pattini. Una nostra illustre concittadina ha ordinato da Amburgo, l'autunno scorso, una bmx, quindi anche lei è emozionata da questo spazio tutto nuovo, tutto nostro, tutto giovane. E ora è una del ghetto. Io stessa sono intenzionata ad acquistare una tavola da poco costo, perchè sono giovane ed estrema, come i nostri amici che skatano al nuovo skatepark. L'età media è ovviamente quattordici anni, ma noi non abbiamo mai avuto niente a quell'età, e ci viene naturale guardare lo skatepark come se fossimo al ginnasio, con quella curiosità mista a prudenza con la quale qui si guardavano gli snack al cioccolato e caramello che gli alleati gettavano dai camion dopo la liberazione. Che liberazione. Forse dobbiamo andare via da qui per evolverci. Ma come si fa, proprio adesso che inizia lo spasso. Grazie 05/12/2008
Non dimenticherò mai gli anni del liceo. Non dimenticherò mai i salesiani. Mentre i miei coetanei giusti si barricavano nelle aule fingendo occupazioni perchè il lavandino perdeva, noi ci confessavamo. Mentre i miei coetanei con le treccine, tanta pace e tanto amore si autogestivano noi avevamo il coltello dalla parte della lama, non di rado infilato nel culo, perchè sono una signora. Mentre anche i cani lupo appendevano alle loro finestre le bandiere della pace, noi nell'atrio della scuola avevamo quella del vaticano. Mentre La rabbia e l'orgoglio era universalmente riconosciuto da chiunque sano di mente come una cagata pazzesca frutto di un cervello forse un tempo splendido, di certo incattivito e arcigno, noi tra le tracce dei temi avevamo sempre la possibilità di un elogio alla Fallaci e alla sua giusta causa contro i Mori. Mentre in più di mezza europa iniziavano ad essere garantiti i primi diritti alle coppie omosessuali, il nostro insegnante di italiano, un sacerdote coi calzini di cachemire, sovente ci esprimeva la propria perplessità riguardo queste unioni di gay e gheesse, dette anche soldati Jane. E non dimenticherò mai don Landri, il mio principe azzurro tra i preti, l'unico vero salvatore involontario di anime tristi e represse. Don Landri svolgeva plurime mansioni all'interno del centro salesiano don bosco del mio piissimo borgo. Girava perennemente con una cartelletta piena di tabelle di orari, professori, numeri a caso, anche targhe di automobili. Don Landri conosceva il vero, ed era lui che chiamavano gli insegnanti quando stavano male e non potevano venire a scuola. Così la mattina, appena arrivato, chiunque avesse un'interrogazione o le classi con qualche verifica, tendevano agguati a don mario landri, chiedendogli se per caso quel professore non avesse avuto un gravissimo incidente sulla cassanese, oppure una faringite fulminante, un lutto in famiglia, senza essere cattivi, il nonno. Qualche volta il Landri diceva sì, ed era festa grande. Tuttavia era vietato esagerare, capitava che perdesse la pazienza e sgattaiolasse via come un gatto, con i suoi fogli preziosi. Ma don Landri non era un misero segretario. Era, anche e soprattutto, un professore di fisica. Io non ho mai avuto l'onore, a noi del classico non riservavano certo menti dotate, per insegnare materie scientifiche. Ma giungevano voci dallo scientifico, pareva che il povero Landri eseguisse per quarti d'ora alcuni esercizi esempio in classe, ma che non gli riuscissero mai. Così prendeva il cancellino e rifaceva tutto daccapo e poi ancora e ancora. Persone maligne mi hanno riferito che per non sbagliare, ormai da anni, proponeva sempre lo stesso esercizio per argomento. Ricordo però che i geometri spesso lo apostrofavano con divertenti epiteti quali Alfred e gli chiedevano come è andata a Stoccolma don mario? Ce l'ha fatta questa volta? Non se la prenda, l'anno prossimo, l'anno prossimo, e magari se non sfonda con la fisica romane quello della pace! Lui fingeva di non capire, oppure non capiva veramente. Ma don mario non era solo un segretario speciale ed un insegnante di fisica. Don mario era pur sempre un prete, pertanto una volta alla settimana teneva la preghiera comune, prima del suono della campanella. Prima dava sempre qualche avviso: mi raccomando agli alunni che debbono prendere la corriera, la corriera parte all'una e venticinque, importante è non tardare. Noi ridevamo tutti perchè corriera ci faceva ridere, si sa che quelli sono gli anni della leggerezza d'animo ( e non di rado anche del suicidio). Quindi socchiudeva gli occhi ed annunciava: ora facciamo silenzio e sintonizziamoci col signore, nel nome del padre, del figlio e dello spirito santo, amen. bzzz Landri chiama signore, rispondete se mi sentite, passo. Lui non lo sa, ma ci ha salvati in tanti. Perchè lui è un'anima buona e si capisce. Lui era paziente e ci voleva bene. Lui non aveva undici mac e i maglioni di ralph Lauren. Lui era, semplicemente, il landri. Qualsiasi bla bla prende il volo 05/10/2008
Ho appena visto una grossa pecora, al tg4, ma purtroppo ho le cuffie, quindi non ho ben capito cosa sia successo. Probabilmente comunque è solo il nuovo caporedattore, non c'è da allarmarsi. La sigla di Willy il principe di Bel air francese è in inglese e non in francese. La nostra invece era un rap italiano di gusto sublime, quelli della mia età la conoscono di sicuro ancora tutta a memoria. E così è uscito il sole e la sera gli scarafaggi passeggeranno in città di fianco alle vaschette delle gattare di via tasso. Come sarebbe bello andare via e tornare dopo tanto tempo e rimanere per sempre senza non andare via mai più. Un giorno voglio andare via dieci anni e sparire da tutti quelli che mi conoscono (a proposito saluto tutti quelli che mi conoscono) e poi un bel momento ritornare e vedere che è cambiato tutto o anzi niente. Di sicuro quelli che ti conoscono non ti conoscono più. Le dinamiche umane sono crudeli, tanto crudeli che l'ago e il filo di Cadorna della Gae non è niente, a confronto. Al Pompidou ho visto quell'opera di Cattelan con il ragazzino che prega di spalle oppure è in castigo e poi davanti è hitler. Però molti guardavo solo un attimo e lo vedevano di spalle e basta e non vedevano che era hitler, allora io mi sono messa di fronte a hitler e gli sorridevo, così tante vecchie sono venute anche loro, se no magari tiravano dritto. Comunque io sapevo che era hitler perchè l'avevo già vista a venezia se no ero la prima a tirare dritto. Oggi non ho intenzione di usare congiuntivi, perchè mi stonano nella testa. E così vado via una settimana e Bondi è alla cultura; se questo mese mi saltano le mestruazioni almeno so il perchè. Ma voi avete mai letto la poesia di Bondi su Vanity Fair? Ci si sente come un eroe greco davanti all'infinito, si prova l'ubris, oppure ci si immerge nel sublime, quindi si vomita. Se fossi una poetessa vorrei scrivere proprio come Sandro Bondi. Purtroppo da sempre prediligo la prosa. Nel Marais ho visto un cane senza una zampa, ne conosco già tre così. Uno vive qui a Treviglio e un anno gli hanno attaccato un bastone al pezzo di zampetta che gli era rimasta. Io avrei messo uno di loro alle pari opportunità invece della Carfagna, benchè faccia rima con cagna e quindi qualcosa di animalesco ci rimane. Preferisco i cani maschi comunque, perchè corrono più volentieri e fanno pipì alzando la zampa, sempre che ce l'abbiano. Oh lord, ho usato un congiuntivo. Quindi sono tornata e più asmatica di prima. Da sabato scorso non fumo ma non sarò mai una nonfumatrice. Non mi avranno tra le loro schiere, non guarderò mai chi fuma con disprezzo, non penserò mai di essere fuori pericolo. Rimango tabagista anche se non fumo e vi odio tutti esattamente come prima. Arrivederci 05/03/2008
![]() Vado a prendere una boccata d'aria fuori dalla mia contea. Che poi quando torno saranno tempi impegnativi. Ci vediamo tra qualche giorno. Per questa settimana potete continuare a fissare Remì che guarda la città, nella mia attesa. Oppure scrivere qualcosa anche voi, che vi fa solo bene.Vi saluto! Freddo, paura, solitudine 05/01/2008
Quando a diciassette anni andavo alla festa dei popoli ammiravo molto i ragazzi che c'erano alla festa dei popoli. In particolare quelli con i rasta e gli orecchini di cocco e le ragazze con grossi cani senza guinzaglio, la birra e i sandali allacciati sul polpaccio. Erano poco più grandi di me, oppure miei coetanei. Avevano magnifiche magliette dense di significati come arresta il sistema, aiuta i compagni di san vittore, ora e sempre resistenza, il calcio è pop preferisco la pallacorda. Io ero molto diversa. Primo perchè non ero bella quanto loro, o almeno non mi ci sentivo. Poi perchè non avevo i vestiti adeguati. Ah e poi anche perchè facevo il liceo dai preti che manco ti lasciano andare alla toilette, figuriamoci fare autogestione o quelle cazzate lì. Poi una sera ho comprato una maglietta di emergency, nera. Con la e rossa. La preferivo tutta rossa con la e bianca, ma era rimasta solo la small. E l'anno dopo ho acquistato un paio di quei pantaloni di cotone grezzo che sanno di incenso, a strisce, con l'elastico. Ho aggiunto al tutto una fasciona per capelli verde che in verità era per quelli con i rasta, ma io me la mettevo anche se ho i capelli fini come i cinesi. E così ho capito che era tutta una divisa, e che non c'era niente di fantastico in quanto guardavo con ammirazione solo l'anno precedente. Rimani molto deluso, quando ti accorgi che hai sofferto per il tuo essere diverso, quando poi alla fine, con una divisa, sei comunque diverso ma più simile a qualcosa a cui altri assomigliano. Però la mia divisa mi dava sicurezza. In più i pantaloni senza bottone erano comodi. Però non mi sono mi fatta le canne alla festa dei popoli vestita da festa dei popoli. Me le sono fatte quasi tutte col cappotto e il maglione a losanghe, perchè lo dicono anche i baustelle che l'erba ti fa male se la fumi senza stile. Adesso l'alternativo è cambiato e ascolta i Marlene Kuntz, ha un myspace in cui scrive che lui è uno che si fa sempre paranoie e ascolta i marlene kuntz e suona il basso in un gruppo con sonorità affini ai marlene kuntz, scatta fotografie nonsense per esempio ai lampioni ed è convinto che Baricco sia uno scrittore. A me viene la nausea a vedere che alcuni iniziano ad avere una certa età e non cambiano di tanto così . Lo spazio voleva indicare di quanto non cambino. Oggi pomeriggio anzi verso sera, mi sono imbattuta ad una festa del primo maggio dal pregnante odore di salamella. E mi è venuta una vertigine e poi il voltastomaco. Così sono andata via e ho aspirato a lungo l'aria cristallina (non trovo un altro aggettivo) della statale che passa lì vicino. Come farò quest'estate? E' forse ora di cambiare giro? Quando un amore va, meglio lasciarlo andare 04/30/2008
Tutti hanno un amore finito per cui stanno particolarmente male. Succede e basta, ed è indipendente da un sacco di questioni che si possono immaginare. E' davvero facilissimo minimizzare le pene d'amore altrui. Per questo quando capita a noi poi ci sentiamo totalmente abbandonati. Gli altri, secondo me, si vendicano. Io conosco uno che è stato insieme ad una ragazza per tre settimane ed è stato male circa, non so, tre o quattro anni. Favoloso. Quanta energia dentro quel cuore sofferente. Dovrebbero impiegare l'impeto delle sofferenze amorose per alimentare qualche forma di energia alternativa. Quando soffriamo ci attaccano una ventosa al petto e noi con quella ci riscaldiamo casa. Non sarebbe magnifico conferire una qualche utilità al proprio dolore, quando sembra così inutile? Sì, sarebbe magnifico. Se mi avessero attaccato qualche cavo, non so, quando è successo a me, avrei fatto del bene. Sarebbe bello che poi ognuno scegliesse a chi devolvere il frutto delle proprie sofferenze. Non so, anche agli ospedali va bene, se si è molto altruisti. Così quando salta la corrente non schiatta nessuno che si stia operando alle tonsille. Io la regalerei ad un asilo credo, oppure nella sede dell'università di via mercalli, che lì si gela perennemente. Una volta in via mercalli ho preso la tisi. In via mercalli se guardi bene nell'erba corrono i topi. Non ho saputo esprimere completamente il fuoco della mia sofferenza amorosa, quando è successo, così, una parte di quella sofferenza, è implosa, sì sì, proprio qui dentro, e si è sedimentata, scoppiata, da qualche parte, chissà su quali organi vitali. La parte che è fuoriuscita invece si è trasformata in tante cose: nuove amicizie, nuovi amori, un sacco di cose da scrivere, mille interessi per non sentire niente. A me non serve. Cosa può mai voler dire che uscire a divertirsi fa dimenticare? Cosa siamo, noi? Porcellini d'India? Quando si ama e non si è più riamati scoppieremmo di dolore finanche al polo nord, in mezzo ai ghiacci, e anzi, quei ghiacci ci ricorderebbero di quando avevamo messo qualcosa nel congelatore, o di quando avevi ordinato da bere, senza ghiaccio e senza limone. Da qualche giorno, dopo tanto tempo, sento che invece se ne va. Se ne va e forse non soffrirò più. Non riesco a provare solo sollievo. Dopo due anni era diventato come avere lo spazietto tra i denti o la erre che rotola. Quando se ne andrà come faccio? Avrò ancora energie? Marcirà quella forza implosa? Cosa mi rimarrà attaccato alle pareti dello stomaco? Pezzi di cadavere di storia sofferta, finita, sofferta, morta? Chi mi ridarà quel cane appeso alla giugulare? Riuscirò ad andare avanti, senza struggermi? |










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