La pagina di Cuorerosso e Pittì

 

Frau Gertrud era  una vecchietta così tipica che ciascuno può pensare di averla  vista scendere da un pullman granturismo vicino alla sua città. Oppure in fila alla toilette di un'area di servizio sull autostrada, insieme a decine di sue simili.

Una di quelle vecchiette con i capelli bianchissimi  e spettinati, un accenno di alopecia, i pantaloni azzurro sbiadito con l orlo appena un po' troppo corto, gli occhiali, gli occhi stretti e un rossore livido su guance quasi trasparenti. 

Era nata nel 1918. Una testimone, insomma. Una che poteva dire di aver visto il Novecento sfilarle davanti. Appena il mio tedesco divenne sufficiente,  la travolsi di domande. Volevo tutta la  sua memoria. Volevo sapere perché. Come succede che il Male dilaghi fra l indifferenza. Come ci si ritrova a vivere nel nazismo. Cosa si pensa quando si assiste alla scomparsa progressiva di amici, vicini di casa, conoscenti. Quando si impara ad evitare negozi o li si ritrova chiusi, con le vetrine spaccate. Volevo sapere come e perché si apre la porta al disastro e senza  far resistenza. Cosa si mormora quando comincia, cosa ci si chiede.

Ma Frau Gertrud mi deluse. Non aveva altro da dire che “noi non sapevamo, noi non vedevamo niente. C era la fila, all ufficio collocamento e poi non c è stata più. E' arrivata la guerra, la paura, il solo pensiero  era sopravvivere.  D altro,   noi non sapevamo, non capivamo, non ci potevamo e non ci interessava sapere”

Mia madre ha ricevuto un buffetto da  Mussolini. Non che lo ricordi bene, aveva solo cinque anni quando fu premiata dal duce in qualità di prima classificata nella categoria  triciclo, quella che apriva una manifestazione di  gare ciclistiche organizzate per fasce d età. Dai più piccoli, come lei, fino agli avanguardisti.

Ricorda, a quanto dice, il furore competitivo con cui ha pestato sui pedali, la tanta gente intorno, la medaglia e lo sguardo vigile e allarmato di sua zia, in prima fila,  che nel momento solenne dell augusta premiazione, temeva che la bimba dimenticasse il saluto romano. E per ammonirla e rammentarglielo, agitava in su e in giù l avambraccio, compulsivamente. 

Nell Italia fascista non si può fingere che il mondo politico sia un'entità a parte, perché il fascismo invade ogni spazio della vita pubblica e persino privata degli italiani: per lavorare serve la tessera fascista o l iscrizione ai sindacati fascisti e per assicurare un avvenire ai figli bisogna iscriverli alle organizzazioni fasciste, per non avere guai con la polizia, poi, è consigliabile farsi vedere al dopolavoro, mostrare interesse per l attività del fascio locale...” ( Simona Colarizi- Storia del Novecento italiano)


Esclusione totale ed inclusione totale, meccanismi opposti e speculari che garantiscono l assenza di partecipazione. 
In assenza di partecipazione, muore la democrazia. E poco importa se i simboli non si replicano. Se le uniformi, i vezzi e i bronci del demagogo al balcone o del tiranno sul podio si consegnano irripetibili alla Storia.

Se non si discute e non si partecipa, è già cominciata la discesa.

Come assenza di ossigeno, il difetto di dibattito pubblico, di confronto di visioni e di rappresentatività, provoca asfissia e stordimento.


Così, per esempio, siamo invitati alla fanfara che annuncia un ddl che porta il nome della ministra delle pari opportunità. In fila, davanti al giornalaio o al telegiornale, veniamo avvertiti, chiamati  ad assistere alla parata dei commenti, alla sequenza – rigida e final come quella delle passerelle dell avanspettacolo – delle opinioni. E così non sappiamo, non capiamo, non  possiamo e non ci interessa sapere che il ddl che porta il nome della ministra delle pari opportunità non è e non ha intenzione di essere uno strumento utile a contrastare e combattere il mercato degli esseri umani.  Non sappiamo, non possiamo pensare che è invece ancora possibile immaginare e costruire una società differente, che difenda la dignità e l integrità di tutti gli esseri umani, a cui interessi davvero opporsi alla violenza. E che non è neppure utopico. E’ solo una questione di scelte.

Ma scegliere comporta partecipare.

Per esempio:
Buone Pratiche per la Prevenzione della Prostituzione e del Traffico delle donne:La Legge svedese che Proibisce l’acquisto di servizi sessuali (1998:408)

 Documento c-12b qui:  
http://www.aretusa.net/02areadocumenti/02documenti03.php
 
                                                                      Cuorerosso


 


Comments

b

Wed, 24 Sep 2008 04:08:58

e certe volte prendere posizione investe un'intera città (democratica e partecipativa s'intende)

di Udo Gumpel, Megachip - Pandoratv

Sono "facinorosi camuffati da benpensanti, razzisti in abiti civili, sottili promotori di paure" i partecipanti al raduno anti-islamico di Colonia nelle parole del sindaco democristiano di Colonia, Fritz Schramma. Quanto è ormai lontano l'Italia del Pensiero Unico dall'Europa democratica? Molto, molto lontano. Prima ancora che la polizia tedesca sciogliesse la manifestazione Schramma invitava caldamente Borghezio e i suoi compari "euro-fascisti" a "tornarsene a casa", a Colonia non sarebbero benvenuti.

Un'intera città si è ribellata agli ospiti indesiderati, poche decine di neonazisti tedeschi, austriaci e neofascisti italiani. È in mezzo a loro un eurodeputato di nome Maurizio Borghezio della maggioranza di governo.

La risposta del leghista al divieto della manifestazione? Forse un moto di autocritica, visto che il bravo leghista si vedeva attorniato da neonazisti? Manco a pensare. Tuona contro la "islamizzazione dell'Europa", contro la viltà delle istituzioni, che si sarebbero arrese.

A Colonia i tassisti (sic!) non hanno fatto salire sulle loro vetture gli "euro-fascisti". Vadano a piedi! Gli autisti dell'autobus si sono rifiutati di portarli nei quartieri "musulmani" come volevano loro, per vedere i quartieri "degradati dall'islamizzazione". In piazza non c'erano gli islamici a protestare, c'era l'intera città.

La nave sulla quale si doveva svolgere la conferenza stampa sul Reno, si è trasformata in una specie di prigione per i partecipanti perché il capitano li ha tenuti per cinque ore ferme in mezzo al fiume. Tutte le birrerie di Colonia esponevano un cartello con la scritta: "Qui non si serve birra ai nazisti".

A quando le birrerie di Torino si rifiuteranno di servire una birra a Borghezio?


 



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