Mal tollerare il dissenso in nome di un consenso maggioritario, il “lasciateci fare: Dio/ il popolo/ la gggente è con noi”, è uno dei tratti immediatamente riconoscibili di chi ha una concezione di sé e del proprio ruolo tanto lontana dai principi e dai valori democratici quanto pericolosamente vicina al totalitarismo e al populismo.
La “supremazia della maggioranza” così intesa diventa legittimazione al rifiuto dell ascolto di tutte le ragioni, del pubblico dibattito, della contestazione, della dialettica ( che un tempo veniva aggettivata appunto con democratica) piuttosto che -temporanea- assunzione di responsabilità. Quando poi quel rifiuto acquista la rudezza della voce grossa e l urto dei muscoli esibiti, è inevitabile che un brivido scorra e che la preoccupazione si addensi.
Oggi è il giorno dopo. La promessa/minaccia/dichiarazione di intenti del premier è su tutti i giornali.
Difficile e soprattutto sgradevole farne rassegna.
Scelgo un editoriale, verbale e involontario, di non professionista. Di una giovane ma non più giovanissima donna. Di quelle con i figli piccoli, quelle che sobbalzano se il cellulare squilla alle dieci del mattino perché potrebbe essere la scuola, di quelle che hanno sempre cronicamente ore di lavoro da recuperare perché la loro struttura organizzativa prevede sequenze zeppe di passaggi stretti, di ultimi minuti, di strade da percorrere con i tempi dei semafori calcolati e non si può sgarrare . Di quelle che stirano di notte, cucinano all alba e lasciano da riscaldare. Una così.
Una così stamattina mi racconta della sua bambina che non vuole che le si taglino i capelli.
Che “ha un polipo in testa e non si può mica più rimandare”, che fa i capricci e così rischia di far saltare la torre di incastri, tanto abilmente eretta, fra i tempi di tutti, della scuola, del lavoro, della vicina solidale e della cortese parrucchiera.
Una che poi ride, ma è un riso tanto acuto da essere lacerante, e dice: “ Invieremo le forze dell ordine contro i bambini che non vogliono tagliarsi i capelli!”.
E scelgo due quotidiani, come si dice, di area governativa. Anzi, uno di area e l'altro organo di partito al governo. Sembrano aver già inviato gli infermieri e le ambulanze. Dopo le forze dell ordine, s intende.
Non c è come la paura per anestetizzare le coscienze.
Cuorerosso
SCUOLA: LA PADANIA, TORNANO INCIDENTI IN PIAZZA. COSA ACCADRA' IL 25?
(ASCA) - Roma, 22 ott - ''La piazza rossa torna a picchiare''. Cosi' apre oggi il giornale della Lega, la Padania, che mette sotto il titolo una grande fotografia che ritrae un momento degli scontri avvenuti ieri a Milano tra forze dell'ordine e studenti. Ma e' il sommario che lascia chiaramente intendere quale sia il contenuto dell'articolo: 'Bossi lo aveva detto, la sinistra rivuole il '68 sfruttando studenti e immigrati. Cosa accadra' il 25 ottobre?'. Ecco, il riferimento e' alla manifestazione organizzata per sabato prossimo dal Pd a Roma per protestare contro i provvedimenti adottati dal governo, a partire dal decreto Gelmini sulla scuola.
La Lega, nell'articolo che segue il titolo di apertura a forma di Matteo Mauri (gia' portavoce di Roberto Maroni ministro nel precedente governo Berlusconi), sostiene che dopo il risultato elettorale dello scorso aprile, con la netta vittoria del centrodestra, ''c'e' chi ha deciso di giocare con la piazza. Si tratta di una partita pericolosa: c'e' chi sta scherzando col fuoco e non si capisce se lo faccia inconsapevolmente o con calcolo''. Dopo una serie di manifestazioni contro la riforma della scuola ''ecco che ieri a Milano si sono verificati i primi scontri tra studenti e forze di polizia. Ragazzi mandati allo sbaraglio dai cattivi maestri del terzo millennio, che dopo aver fatto loro il lavaggio del cervello per settimane hanno dato l'ordine di 'attaccare', in modo da preparare - scrive il giornale del Carroccio - un clima rovente in vista della manifestazione di sabato. Roba da voltastomaco, roba da sinistra disperata''.
ATTENTI A VOI, RAGAZZI
Vittorio Feltri Pubblicato: 23/10/08
Il giorno del giudizio è arrivato. Oggi professori e studenti, uniti in un sodalizio innaturale, abbandonano i loro ruoli diversi e contrapposti per marciare insieme contro il nemico comune: il governo in generale e la ministra Mariastella Gelmini in particolare. Motivo: la “riforma che non c’è”. Di questo si tratta, uno sciopero senza senso organizzato con un pretesto meschino, quello dei tagli ai finanziamenti della scuola. Quali tagli? In campagna elettorale entrambi gli schieramenti erano d’accordo sul ridimensionamento della spesa pubblica, sulla eliminazione degli sprechi. Ha vinto Berlusconi ed è stato di parola. Tremonti, responsabile del dicastero Economia, ha imposto una limatura al bilancio di ogni ministero con portafogli, quindi anche al bilancio dell’Istruzione che, tuttavia, ha goduto di un beneficio rispetto ad altri settori: la sforbiciata ai conti avverrà in tre anni anziché in uno solo. La sinistra non dovrebbe avere nulla da eccepire, invece ha cambiato idea e protesta. La sua coerenza è andata a farsi benedire. I massimalisti, come hanno sentito odore di sciopero, si sono allineati e hanno “armato” le proprie legioni di professionisti della piazza; i sindacati hanno fatto lo stesso e ora l’Italia si trova in balìa (...) (...) di una manifestazione nazionale priva di un vero perché. I registi della mobilitazione hanno scopi che non c’entrano con la scuola; puntano a scatenare un gran casino politico (continua….)